Impurissima Foemina

“Io ballo da sola”: l’arte che libera.

Dal 25 novembre al 2 dicembre, nella cornice elegante di Villa Fondi a Piano di Sorrento, si aprirà una mostra dedicata alla Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. Dalle h10 alle h13. Un appuntamento che trascende l’arte per diventare atto civile, gesto politico, dichiarazione di umanità.
Sarò presente anche io, come artista, con un’opera che nasce dal profondo e che porta un titolo che è già una presa di posizione: “Io ballo da sola”.


Un’opera come manifesto: un grido, una rinascita

Io ballo da sola” è molto più di una rappresentazione estetica: è un manifesto visivo, un atto di resistenza, una dichiarazione di emancipazione.
L’opera richiama con forza la lotta contro ogni forma di sopraffazione sulle donne e si pone come tributo all’universo femminile, soprattutto in un periodo storico in cui la violenza, fisica e psicologica, continua purtroppo a occupare le cronache e le vite di troppe donne.

Il cuore della narrazione è una ballerina, simbolo della donna.
Una figura che – per tradizione iconografica – viene spesso dipinta come fragile, delicata, eterea. Una donna–carillon costretta a danzare su una base immobile, intrappolata in un ruolo che non ha scelto, costretta a muoversi secondo volontà altrui, prigioniera del pregiudizio e, nei casi più tragici, della violenza.


Dalla prigione dorata alla libertà autentica

Nell’opera, quella prigione si incrina.
Si spezza.

La ballerina rompe gli schemi, si libera dalla sua base, da quella vita che sembrava scintillante ma che in realtà era una lenta morte interiore.
Rinasce attraverso gli elementi più puri e potenti dell’esistenza: il bene, l’amore, l’altruismo. Sono loro i motori che la spingono oltre i confini, che la emancipano, che le restituiscono il diritto di scegliere.

E finalmente quella donna decide di ballare senza tabù.
Di trasformarsi.
Di togliere le punte – simbolo di disciplina imposta, di ferite nascoste – per indossare scarpe da ginnastica, pronte a correre, a reagire, a vivere secondo il proprio ritmo.

Una metafora della forza femminile che non accetta più compromessi.
Una celebrazione dell’indipendenza, dell’autodeterminazione, della capacità di ricostruirsi dopo la frattura.


Un 25 novembre che diventa voce collettiva

Esibire “Io ballo da sola” in una giornata così significativa significa contribuire a una narrazione necessaria: quella che afferma che ogni donna ha il diritto di essere vista, ascoltata, rispettata.
Ogni donna ha il diritto di scegliere la propria danza.

La mostra a Villa Fondi sarà un luogo di riflessione, ma anche di energia condivisa. Un’occasione per dire, insieme, che l’arte può e deve farsi megafono, può scuotere, può ricordare che la libertà è un atto quotidiano.

“Io ballo da sola” non è un monologo.
È un invito.
Un messaggio che spero possa raggiungere, toccare, incoraggiare.

Ed è con questo spirito che parteciperò all’evento: con la convinzione che ogni gesto creativo può essere un passo verso un mondo in cui nessuna donna debba più essere costretta a ballare una danza che non le appartiene.